La gestione della biodiversità attraverso le pratiche di agricoltura sociale

La gestione della biodiversità attraverso le pratiche di agricoltura sociale

“LA GESTIONE DELLA BIODIVERSITÀ ATTRAVERSO LE PRATICHE DI AGRICOLTURA SOCIALE”

 

Incontro pubblico

Lunedì 22 luglio ore 18.30

Cia Padova, Via della Croce Rossa 112, Padova

 

 

La biodiversità agraria sia vegetale (uso di varietà antiche, locali o in via di estinzione) che animale (impiego di razze antiche, locali o in via di estinzione), grande patrimonio e servizio per la collettività, può a sua volta divenire occasione di pratiche di agricoltura sociale.

Il Progetto finanziato dal PSR del Veneto “Agricoltura Sociale e Probation – Come l’esecuzione penale esterna può supportare le pratiche di agricoltura sociale”, che vede CIA Padova e il Cipat Veneto partner dell’Associazione Onlus La fattoria in Città, parte proprio da questa convinzione.

L’incontro è dedicato in modo particolare alla biodiversità avicola, in collaborazione con il Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova.

Durante la serata interverranno il Prof. Martino Cassandro e il Dott. Filippo Cedron del Dipartimento DAFNAE Università degli Studi di Padova e il Dott. Alberto Sartori, Presidente La Fattoria in Città Onlus.

 

 

Presentazione del progetto Agricoltura Sociale e Probation

Presentazione del progetto Agricoltura Sociale e Probation

Il progetto Agricoltura Sociale e Probation è stato presentato agli allievi del corso Fattorie Sociali, organizzato da Cipat Veneto, al termine della visita didattica all'azienda agricola Madre Terra a Santa Maria di Sala.

Dopo una giornata di corso dedicata alla multifunzionalità della fattoria sociale, i partecipanti del corso hanno incontrato il dott. Alberto Sartori, presidente di La Fattoria in Città Onlus capofila del progetto Agricoltura Sociale e Probation.

Presentati i partner e gli obiettivi del progetto, il dott. Sartori ha illustrato ai presenti in che modo l'esecuzione penale esterna possa supportare le pratiche di Agricoltura Sociale.

Durante la presentazione si è affrontato il tema della multifunzionalità dell'attività agricola come strumento che consente al mondo rurale e sociale di ripensare i propri ambiti di azione, dando così vita a nuovi processi di innovazione sociale.

L'incontro è stata un'ottima occasione per condividere il progetto e le finalità che lo animano.

L'esecuzione penale esterna: affidamento in prova al servizio sociale, messa alla prova e lavoro di pubblica utilità

L'esecuzione penale esterna: affidamento in prova al servizio sociale, messa alla prova e lavoro di pubblica utilità

L’U.E.P.E. (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) contribuisce a realizzare percorsi di trattamento, riabilitazione e reinserimento sociale nei confronti di persone condannate o imputate che si trovano in stato di libertà, in misura alternativa o in detenzione.  In particolare svolge un’azione di monitoraggio/accompagnamento nei confronti di persone ammesse a:

“Affidamento in prova al servizio sociale” disciplinato dall’art. 47 dell’Ordinamento Penitenziario (Legge 354/1975) e dall’art.94 del D.P.R. 309/90;

“Sospensione del procedimento con messa alla prova” disciplinata dalla Legge n.67 del 28 Aprile 2014 e s.m.i.;

“Lavoro di Pubblica Utilità” nei casi di violazione del Codice della Strada previsti dall’art. 186 comma 9-bis e art. 187 comma 8-bis del d.lgs. 285/1992; e nei casi di violazione della legge sugli stupefacenti, ai sensi dell’art. 73 comma 5 bis del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309.

 
AFFIDAMENTO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE

La misura dell' “affidamento in prova al servizio sociale” è una misura alternativa alla detenzione che affida il condannato all'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna per un periodo corrispondente alla pena da scontare.

Chi può accedere alla misura?
La misura può essere concessa ai condannati a pena detentiva non superiore a 4 anni o 6 anni in caso di persona tossico/alcool dipendente con in corso un programma riabilitativo.
La misura viene concessa dal Tribunale di Sorveglianza, che impartisce all’affidato le prescrizioni cui sottostare.

Attività in favore della collettività
Una delle prescrizioni può riguardare lo svolgimento di un’attività in favore della collettività, presso Enti pubblici, Associazioni di volontariato o altri Enti del privato sociale.
Tale attività ha scopo riparativo/risocializzante poiché finalizzata ad attenuare le conseguenze dannose derivanti dal reato.
L'U.E.P.E. mantiene i contatti con l'Ente per monitorare l'inserimento della persona e l'andamento della collaborazione. L’esito positivo della misura comporta l’estinzione della pena.

 

SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA

L’istituto della “sospensione del procedimento con messa alla prova” si sostanzia nella sospensione del procedimento penale a carico dell’imputato/indagato, per un periodo di tempo stabilito dal Giudice in sede di udienza. In questo periodo di tempo l’indagato/ imputato dovrà svolgere un lavoro di pubblica utilità (LPU) ed eventualmente anche un’attività di volontariato.

Chi può accedere alla misura?
Può richiedere questa misura l'imputato/indagato in procedimenti per i reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore a cinque anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell’art.550 del Codice di Procedura Penale.
La sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato/indagato non può essere concessa più di una volta.

Attività in favore della collettività
Il lavoro di pubblica utilità (L.P.U) diventa il presupposto essenziale per la concessione del beneficio. Tale attività si sostanzia in una prestazione non retribuita in favore della collettività.
La durata complessiva viene stabilita in udienza dal Giudice e non può essere inferiore ai dieci giorni anche non continuativi, mentre la durata giornaliera non può superare le otto ore e deve essere compatibile con le attività svolte dall’imputato: studio, formazione, lavoro, etc. .
L’esito positivo della prova comporta l’estinzione del reato.

 

LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ


Il “lavoro di pubblica utilità” è una sanzione sostitutiva consistente nella prestazione di un’attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso Enti e Organizzazioni di assistenza sociale o volontariato.
L’attività viene svolta presso gli Enti che hanno sottoscritto con il Ministro, o con i Presidenti dei Tribunali delegati, le convenzioni previste dall’art. 1 comma 1 del D.M. 26 marzo 2001, disciplinanti le modalità di svolgimento del lavoro e di raccordo con le autorità incaricate di svolgere le attività di verifica.

Chi può accedere alla misura?
Lo spettro di applicazione della sanzione è stato esteso a diverse fattispecie penali, come i casi di violazione del Codice della strada e della legge sugli stupefacenti, pene sostituite dal L.P.U. con un termine stabilito dal Giudice. Attività in favore della collettività L'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna è incaricato dal Giudice di verificare l’effettivo svolgimento dell’attività di L.P.U. in favore della collettività, eseguita presso gli Enti convenzionati.
L’esito positivo della misura comporta l’estinzione del reato.

Attività in favore della collettività
L'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna è incaricato dal Giudice di verificare l’effettivo svolgimento dell’attività di L.P.U. in favore
della collettività, eseguita presso gli Enti convenzionati.
L’esito positivo della misura comporta l’estinzione del reato.

 


Il tema del convegno “Come fiori dell'albero”, in programma per venerdì 24 maggio alle ore 20.45 al Teatro Excelsior di Padova, è la Probation ovvero l'esecuzione penale esterna.

In particolare l'incontro si focalizzerà, grazie agli interventi dei relatori, sulle connessioni e prospettive tra l'esecuzione penale esterna e il capitale sociale di comunità.

Per scoprire il programma, clicca qui.

La messa alla prova

La messa alla prova è un istituto introdotto, per gli imputati adulti, con la legge del 28 aprile 2014, n.67.

A seguito dell’istanza presentata dall’imputato al giudice competente sul procedimento penale in atto, viene redatto, su richiesta dello stesso imputato, un programma di trattamento da parte dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna.

Se il programma viene ritenuto adeguato dal giudice, il procedimento viene sospeso e si dà avvio alla messa alla prova con un’ordinanza in cui vengono definite le prescrizioni che dovranno essere rispettate ed i tempi della prova.
L’esito positivo della prova comporta l’estinzione del reato.

 

Chi può richiederla?


L’imputato può chiedere la sospensione del processo con messa alla prova, nei procedimenti per i reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2 dell’art.550 del Codice di Procedura Penale ( artt. 336, 337, 343,349, 588, 625, 648 C.P.)
La sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato non può essere concessa più di una volta. Non si applica nei casi previsti dagli artt. 102, 103, 104, 105, e 108 del Codice Penale (abitualità o professionalità al reato, tendenza a delinquere…).

 

Come vi si accede?

La richiesta può essere proposta al giudice, oralmente o per iscritto, fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli 421 e 422 del C.P.P. o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio. Se è stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabiliti dall’art.458 C.P.P., c.1. Nel procedimento per decreto, la richiesta è presentata con l’atto di opposizione.


All’istanza deve essere allegato un programma di trattamento, elaborato d’intesa con l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, che dovrà necessariamente prevedere:
- le modalità di coinvolgimento dell’imputato, del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita nel processo di reinserimento sociale, ove ciò risulti necessario e possibile;
- le prescrizioni attinenti al lavoro di pubblica utilità, nonché quelle comportamentali e gli altri impegni specifici assunti dall’imputato anche per attenuare le conseguenze del reato (attività di volontariato, risarcimento del danno, condotte riparatorie...);
- le condotte volte a promuovere, ove possibile, la mediazione con la persona offesa.

L’UEPE consegnerà copia del programma di trattamento all’imputato e lo invierà al Tribunale insieme ad un’indagine sociofamiliare.
La sospensione del procedimento con messa alla prova è disposta quando il giudice reputa idoneo il programma di trattamento presentato e ritiene che l’imputato si asterrà dal commettere ulteriori reati.
Il procedimento non può essere sospeso:
- per un periodo superiore a due anni quando si procede per reati per i quali è prevista una pena detentiva;
- per un periodo superiore ad un anno quando si procede per reati per i quali è prevista la sola pena pecuniaria.

 

Esecuzione ed esito della messa alla prova

Nell’ordinanza il giudice stabilisce i termini entro i quali le prescrizioni e le attività riparatorie o risarcitorie previste devono essere adempiute.

I termini decorrono dalla sottoscrizione del verbale di messa alla prova da parte dell’imputato. Decorso il periodo, il giudice dichiara con sentenza estinto il reato se ritiene che la prova abbia avuto esito positivo.

A tal fine acquisisce la relazione conclusiva dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna che ha preso in carico l’imputato. In caso di esito negativo della prova il giudice dispone che il processo riprenda il suo corso.

 

Il Convegno “Come fiori dell'albero”, in programma per venerdì 24 maggio alle ore 20.45 al Teatro Excelsior di Padova, verterà sul tema dell'esecuzione penale esterna. In particolare l'incontro si focalizzerà, grazie agli interventi dei relatori, sulle connessioni e prospettive tra l'esecuzione penale esterna e il capitale sociale di comunità.

Per scoprire il programma, clicca qui.

L'Agricoltura Sociale tra passato, presente e futuro.

L'Agricoltura Sociale tra passato, presente e futuro.

Da molti anni in Italia e in Europa è cresciuta sempre di più l'attenzione nei confronti dell'Agricoltura Sociale (AS).

L'Agricoltura Sociale è una realtà solo parzialmente nuova che collega la comunità rurale ai bisogni della società contemporanea, offrendo nuove potenzialità e opportunità di sviluppo per i territori e fornendo risposte alle necessità di servizi della persona.


Ripercorrendo la storia dell'agricoltura emerge come l'attività rurale nel tempo non si sia mai limitata esclusivamente alla produzione di beni e servizi destinati all'alimentazione umana e animale, ma abbia svolto da sempre una funzione sociale per la comunità di riferimento.

Per comprendere la multidisciplinarità che caratterizza il settore primario dobbiamo fare riferimento alla definizione stessa del termine.  Il dizionario Treccani definisce l'agricoltura come «l’arte e la pratica di coltivare il suolo allo scopo di ottenerne prodotti per l’alimentazione umana e animale, e anche altri prodotti utili» (Senni 2019). Ed è proprio in questo riferimento ai “prodotti utili” e dunque al concetto generale di utilità che possiamo trovare le radici del ruolo “sociale” dell'agricoltura.

La relazione che lega l'agricoltura al tessuto sociale è un legame antico nel tempo. L'agricoltura non potrebbe esistere senza comunità in quanto nasce proprio come forma di vita collettiva delle risorse ambientali comuni al fine di organizzare al meglio il lavoro nell'ambito di una regolamentazione condivisa.

L'Agricoltura Sociale ai nostri giorni rappresenta uno dei tanti aspetti della multifunzionalità delle attività agricole, permettendo al mondo rurale e sociale di ripensare insieme i propri ambiti di azione, dando vita così a nuovi processi di innovazione sociale.
Le Fattorie Sociali sono soggetti che svolgono attività agricole secondo criteri di responsabilità etica e sostenibilità ambientale, favorendo con tali attività, ovvero con le risorse dell’agricoltura, l'inserimento lavorativo, l'inclusione sociale di soggetti svantaggiati, l’abilitazione e riabilitazione di persone con disabilità, la realizzazione di attività educative, assistenziali e formative di supporto alle famiglie ed alle istituzioni.

In questo contesto si inserisce il progetto “Agricoltura Sociale e Probation”.

Il progetto si propone di definire una prassi corretta di inserimento di affidati in esecuzione penale esterna nel contesto dell’attività agricola, dimostrando così il ruolo che può svolgere il settore primario per il reinserimento sociale dei casi di disagio carcerario.

Oggetto dell'attività di progetto sarà indagare quale sarà il flusso più corretto per l'inserimento in Agricoltura sociale di persone sottoposte alla “Giustizia Riparativa” e come queste potranno espletare al meglio la forma di giustizia impartita.
Gli inserimenti lavorativi nel settore primario sono una delle possibilità occupazionali che possono essere offerte al detenuto.

Anche in regime di giustizia riparativa il settore primario potrebbe rappresentare una alternativa interessante. È comunque importante capire come le misure alternative dovranno essere gestite tra “gli uffici di sorveglianza” gli enti del terzo settore (ETS) le aziende agricole – fattorie sociali. In particolare verrà studiata la funzione ed il ruolo dell'ETS nell'ambito dell'impiego in agricoltura sociale (AS), quali potrebbero essere le potenziali occupazioni, approfondendo le tematiche delle responsabilità e sicurezza di tutte le realtà coinvolte, per svolge al meglio le attività nel rispetto delle finalità dell'istituto della giustizia riparativa favorendo nel contempo il ruolo sociale dell'agricoltura.